15 4 / 2011
Rappresentazioni altre del Sessantotto
Le agitazioni studentesche del 1968 hanno alimentato, negli anni, una letteratura considerevole. I primi a scrivere sono stati, a ridosso degli eventi, sociologi, politici e intellettuali. Gli storici li hanno seguiti poco dopo. Il primo filone storiografico che ha provato ad interpretare il movimento del Sessantotto italiano ha motivato la contestazione giovanile attribuendo la responsabilità della crisi all’insuccesso della politica riformista del governo di centro-sinistra, in materia universitaria ma non solo. Questi contributi sono stati utilissimi per illustrare alcune delle peculiarità del caso italiano, illuminando alcuni aspetti della crisi sociale e politica apertasi nel nostro paese in seguito al Sessantotto.
I primi tentativi di formulare proposte interpretative aperte alla comparazione tra le diverse esperienze nazionali risalgono al 1988. In occasione del “ventennale” sono stati pubblicati numerosi volumi, di diversa natura. In primo luogo memorialistica, oltre a varie forme di ricostruzioni/celebrazioni giornalistiche. Anche, fortunatamente, alcuni importanti libri di storia.
Da una parte penso al volume curato dallo storico inglese Ronald Fraser, frutto di una ricerca internazionale condotta da otto esperti di storia orale, e basato su 174 interviste concesse da ex studenti/militanti dei principali paesi occidentali, Gran Bretagna, Irlanda, Francia, Germania, Italia e Stati Uniti. Oppure alla ricostruzione del dibattito storiografico francese pubblicata da Henri Weber.
In Italia, nel frattempo, era stato pubblicato il Saggio sui movimenti del 1968 in Europa e in America di Peppino Ortoleva, volume dalla discreta fortuna tanto presso il mercato dei lettori quanto presso la critica.
Il saggio di Ortoleva non è una ricostruzione puntuale dei diversi episodi storici, cui pure fa riferimento nel testo, quanto piuttosto un’analisi approfondita e avvincente dei nodi storiografici sollevati dalla crisi innescata dalle agitazioni studentesche, tanto nell’Europa occidentale che nell’America centro-settentrionale. Un’opera di riordino dei collegamenti e delle idee.
Il problema sollevato da Ortoleva di come periodizzare il Sessantotto, se sia preferibile studiare l’evento come caso storico originale o inscriverlo nell’analisi di processi di più lungo periodo, è rimasto da allora uno dei nodi principali della storiografia successiva, e non solo di quella italiana.
Dal 1988 ad oggi molti contributi diversi si sono occupati del Sessantotto. Ovviamente questo ha trovato posto nelle sintesi generali sull’Italia repubblicana, costringendo gli autori, pur nell’economia dei loro lavori, a confrontarsi con l’argomento. Altre indagini interessanti sono state svolte da alcuni scienziati sociali, a partire dalla metà degli anni Ottanta fino ad oggi. Tra questi brillano gli studi di Donatella Della Porta: analizzando i movimenti degli anni Sessanta e Settanta e le loro dinamiche interne, la studiosa ricostruisce i rapporti che questi soggetti sociali intrattenevano con lo Stato e con il sistema politico nelle sue diverse rappresentazioni.
Negli ultimi anni sono stati pubblicati, infine, alcuni volumi in cui prevale un’analisi comparativa del fenomeno finalmente attenta al contesto internazionale.
In primo luogo l’ampia ricostruzione dello storico inglese Arthur Marwick: l’autore vuole descrivere la “rivoluzione culturale” che avrebbe attraversato, negli anni Sessanta, paesi come Gran Bretagna, Francia, Italia e Stati Uniti.
In seconda istanza la raccolta di saggi curata dalla Zancarini-Fournel: questa è naturalmente ricca di contributi incentrati sul caso francese, ma accoglie numerosi approfondimenti sui contemporanei avvenimenti in Italia, in Gran Bretagna e in Cecoslovacchia.
Anche la sintesi di due storici italiani, Marcello Flores e Alberto De Bernardi, segue questa tendenza. Una prima parte del volume si concentra sul Sessantotto nel mondo, illuminando le stringenti interconnessioni tra le diverse agitazioni studentesche, anche con rapidi riferimenti puntuali: l’analisi si snoda attraverso l’accostamento dei principali episodi statunitensi con quelli francesi, messicani, giapponesi e tedeschi. Nella seconda parte del volume gli autori si occupano di inquadrare il caso italiano.
Infine la raccolta di saggi edita dal German Historical Institute di Washington: questa si dimostra la più disponibile nei confronti dell’approccio comparativo. Abbraccia studi sul Sessantotto negli Stati Uniti, in Cecoslovacchia, nella Germania Federale, in Polonia, in Francia, nel Terzo Mondo, in Italia e in Spagna.
Naturalmente questi ultimi volumi descritti si dividono sul problema della periodizzazione.
The Sixties di Marwick e la raccolta francese Les Années 68 scelgono l’analisi di lungo periodo e si occupano dei processi di trasformazione sociale e culturale.
Il Sessantotto degli storici italiani e 1968. The world transformed, curato dagli studiosi del German Historical Institute di Washington, preferiscono approfondire le interconnessioni tra le diverse rivolte studentesche scoppiate quasi simultaneamente in moltissimi atenei del pianeta, e studiare quindi nel dettaglio il breve periodo in cui l’evento si è manifestato.
La storiografia esistente, con tutti i suoi diversi contributi, offre due stimoli di ordine diverso. Da una parte invita a smontare alcune delle categorie interpretative di quel periodo, e a mettere da parte alcune delle predeterminazioni ideologiche cui queste erano collegate: con lo scopo di aprirsi ad una visione più ampia, capace di abbracciare e rileggere con occhi diversi la crisi planetaria del Sessantotto. L’odierna percezione diffusa di un mondo sempre più interconnesso e interdipendente suggerisce di iniziare a lavorare in questa direzione, anche con tutte le difficoltà del caso.
Dall’altra parte non è assolutamente possibile rinunciare a ricostruire nel dettaglio le profonde differenze tra i diversi fermenti studenteschi che hanno attraversato il globo: è anzi opportuno saper circoscrivere il caso storico oggetto di indagine, così da poterne misurare confini, caratteristiche e densità. Pur senza isolarlo completamente, almeno da quello che era il contemporaneo contesto europeo.
Oggi la ricerca storica sul Sessantotto può giovarsi di alcune importanti possibilità prima precluse. Mi riferisco al fatto che iniziano a diventare accessibili alcuni fondi archivistici di grande interesse, e nell’immediato futuro delle vere e proprie “valanghe della memoria” potrebbero investire i ricercatori. Come sfruttare queste nuove risorse? E’ possibile trovare angolature prospettiche dotate di innovative potenzialità euristiche?
Se, per esempio, si provasse a leggere il Sessantotto con gli occhi dei principali “attori non protagonisti”?
E’ possibile provare a ricostruire le altre rappresentazioni dell’evento, a partire da quelle fornite da docenti universitari e tutori dell’ordine: che senz’altro sono stati i testimoni “privilegiati” di quei fermenti, nati negli atenei e divenuti rapidamente casi di “ordine pubblico”.
Questa prospettiva d’indagine può essere utile per provare ad affrontare alcuni fra i principali problemi posti dalla storiografia, ponendo domande nuove al Sessantotto o tentando di fornire nuove risposte ad interrogativi storici già noti, ma rimasti inevasi. Posso provare ad anticipare alcuni dei possibili nodi della ricerca.
Mi domando, ad esempio, se sia possibile aggiungere qualcosa a quel dibattito storiografico che inquadra il Sessantotto come evento di breve durata. Ponendosi dal punto di vista delle forze dell’ordine e dei professori universitari, come viene avvertito l’esplodere pressoché simultaneo delle agitazioni negli Atenei? Come un’evidente discontinuità, o come l’esito scontato di fermenti già esistenti, il previsto degradarsi di situazioni già compromesse?
Sarebbe anche interessante chiedersi che tipo di rapporto si fosse stabilito tra i testimoni scelti e i contestatori: gli studenti percepivano docenti e poliziotti come fossero i loro diretti antagonisti, i primi per la lettura che veniva data dei rapporti gerarchici interni alle facoltà, i secondi perché erano chiamati in causa proprio per garantire tali rapporti, quando questi erano messi in discussione “oltre un certo limite”. Ma questa rappresentazione corrisponde al vero? Fino a che punto?
Gli sviluppi dell’evento incidono sulle rispettive posizioni di partenza? In che modo?
In ogni caso è possibile chiedersi se professori e poliziotti si siano mai sentiti realmente minacciati dal movimento studentesco. Dato che erano sottoposti a forti critiche, i docenti temevano danni per il prestigio del loro ruolo? Ambivano semplicemente a svolgere il proprio lavoro, possibilmente senza continue interruzioni e fastidi? Partecipavano della crisi dell’Università, e in che modo? Oppure ha prevalso l’indifferenza?
Come valutavano le forze dell’ordine l’incarico di controllare le agitazioni studentesche, tra sgomberi e cortei? Era considerato un compito a “basso rischio”, o piuttosto faticoso? O semplicemente “ordinaria amministrazione”? I responsabili della sicurezza hanno mai rischiato di perdere il controllo della situazione?
Il problema della violenza è uno dei più delicati nel dibattito storiografico sul Sessantotto. Certo può essere utile conoscere il punto di vista delle due principali controparti degli studenti. Come reagivano professori e poliziotti alla violenza verbale? E a quella fisica? Fino a che punto si aspettavano attacchi di una tale violenza, verbale o fisica, e come hanno impostato le loro strategie di risposta?
Altre domande potrebbero essere poste.
Ad esempio sul problema del rapporto tra assemblea e leader studenteschi. Come venivano percepiti gli studenti in agitazione da professori e poliziotti? Come una massa informe, manovrata da pochi, politicizzati e caparbi? Come una massa informe e ultrademocratica, ma priva di alcun riferimento organizzativo? Oppure poliziotti e docenti riescono a testimoniare del farsi e disfarsi di quelle strutture organizzative, spesso informali e discontinue, che hanno mediato i rapporti di scambio e dipendenza tra leadership e assemblea?
Fonti
Interrogativi così ambiziosi richiedono il ricorso ad un ampio ventaglio di fonti ed un’ottima lente in grado di leggerle nel modo giusto. Mi rendo conto che le direzioni dell’indagine sono tutt’altro che predefinite, e sono certo che, eventualmente, risorse ulteriori saranno raggiunte nel corso della ricerca. Spesso il materiale più interessante si cela nei luoghi meno ovvi. Quelle che seguono sono quindi solo alcune tra le prime fonti individuate, elencate in forma schematica e giustificate solo in prima approssimazione.
Dai fondi depositati presso l’Archivio Centrale dello Stato è possibile trarre un primo corpus di informazioni.
In particolare dal fondo d’archivio del Gabinetto del Ministero dell’Interno, serie Fascicoli correnti 1967/’70: qui otto Unità Archivistiche raccolgono le informative prodotte dagli uffici di polizia nel corso dell’attività di sorveglianza esercitata da questi sulle varie sedi degli Atenei italiani. Si tratta principalmente di carte prodotte dai prefetti, anche se non è raro incontrare, tra gli allegati di queste informative, rapporti provenienti direttamente dalle Questure, come anche volantini e mozioni studentesche oppure circolari emesse dai Senati Accademici.
Nella stessa serie di Fascicoli correnti ho selezionato 14 Unità Archivistiche (fascicoli intestati: -Incidenti durante i cortei, -Capelloni, -Manifestazioni contro il Governo, -Ripercussioni in Italia dei fatti avvenuti in Usa-Brasile-Bolivia-Cecoslovacchia, -Ripercussioni in Italia dei fatti avvenuti in Cina-Cuba-Francia-Germania, -Manifestazioni contro il colpo di Stato in Grecia, -Ripercussioni in Italia dei fatti avvenuti in Iran-Jugoslavia-Libano, Ripercussioni in Italia dei fatti avvenuti in Messico-Polonia-Portogallo-Spagna, -Manifestazioni sul Vietnam, Ripercussioni in Italia dei fatti avvenuti in Vietnam-Congo-Cambogia, -Ambasciate varie in Italia.) in cui conto di recuperare alcune informazioni sui fermenti politici che precedono il Sessantotto.
Per inquadrare meglio la figura sociale dell’agente di pubblica sicurezza consulterò altri fascicoli provenienti dall’archivio del Ministero dell’Interno, questa volta però dal fondo del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, serie Divisione Polizia Amministrativa e sociale, sottoserie Archivio Generale, contenente almeno 11 Unità Archivistiche interessanti (fascicoli intestati: -Qualifica agenti di P.S. Fascicoli personali (1970-1972), Divisione scuole di polizia. Affari vari (1970-1974).).
Sempre dal fondo di Gabinetto dello stesso Ministero, serie Fascicoli correnti 1967/’70, è possibile ricavare i bilanci dello stesso, (fascicoli intestati: -Ministero dell’Interno. Bilanci (fascicoli per anno).).
Moltissimi stimoli mi aspetto dall’analisi di alcuni fascicoli, contenuti in 66 Unità Archivistiche da me già individuate, presenti nell’interessante fondo del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, serie Ufficio Ordine Pubblico, sottoserie cat. G (Associazioni) 1944-1986. Si tratta di fascicoli relativi ai docenti (fascicoli intestati: -Associazione Nazionale Professori Universitari (1952-1967), -Associazione Nazionale Professori Universitari Incaricati (1967-1980), -Associazione Nazionale Professori Universitari di Ruolo (1968-1970), -Associazione Nazionale Professori ed Assistenti Universitari (1970-1978), -Conferenze-Congressi (1967-1983), -Unione Nazionale Assistenti Universitari (1967-1968)), ai tutori dell’ordine (fascicoli intestati: -Sindacato agenti di P.S. in pensione, -Associazione Nazionale Carabinieri in congedo (1947-1966), -Circolo culturale La funzione della Polizia nello Stato democratico (1963), -Associazione nazionale Sottoufficiali, Appuntati e militi delle forze di polizia in pensione (1958-1962), -Associazione Ex funzionari di Polizia (1960-1961), -Unione pensionati forze di Polizia e militari (1962), -Movimento nazionale liberi pensionati della P.S. (1960-1964), -Comitato d’azione per il rinnovamento della polizia italiana (1969), -Associazione congiunti dei caduti delle forze dell’ordine (1967-1982), -Associazione nazionale Carabinieri (1970-1985), -Associazione Nazionale Guardie di Pubblica Sicurezza (1962-1983), -Comitato nazionale di solidarietà con le Forze Armate e le Forze dell’ordine (1969-1972), -Confederazione Generale Italiana Forze di Polizia in congedo (1962-1972), -Unione nazionale pensionati Corpi di Polizia (1968), -Associazione Autonoma Agenti di P.S. in congedo (1961-1981), -Unione nazionale forze di Polizia in pensione (1967-1970), -Unione nazionale forze di Polizia in congedo (1961-1969), -Associazione nazionale sottoufficiali, appuntati e militi delle Forze di Polizia in pensione (1962-1982), -Associazione Internazionale di Polizia (1947-1983), -Federazione Internazionale Funzionari Superiori di Polizia (1962-1981)) e ad associazioni politiche giovanili, studentesche e della nuova sinistra (fascicoli intestati: -Organizzazioni studentesche europee (1962-1966), -Associazioni studentesche (1947-1952), -Centro studi Paolo Rossi (1966-1972), -C.U.D.I (1948-1956), -F.U.A.N. (1950-1965), -F.U.A.N. (1967-1985), -Primula Goliardica (1968), -Nuova Caravella (1970), -Associazione studenti medi Giovane Italia-ASAN (1951-1966), -Gruppi universitari monarchici (1951-1966), -U.G.I. (1952-1967), -U.N.U.R.I. (1952-1967), -U.N.U.R.I. (1966-1969), -Organismi Rappresentativi Universitari (1967-1980), -Manifestazioni studentesche in relazione ai fatti di Roma (1966-1967), -Intesa (1961-1967), -Intesa (1967-1968), -A.G.I. (1958-1961), -A.G.I. (1967-1969), -A.G.I.R. (1967), -Movimento Universitario Indipendente Romano (1969), -Associazione Universitaria Romana (1969), -Goliardi Autonomi (1961-1966), -Goliardi Autonomi (1967), -Movimenti giovanili in Italia (1966-1967), -ACLI (1967-1985), -Azione Cattolica (1967-1984), -Associazione giovanile Avanguardia Nazionale (1967-1983), -Centro antimperialista fiorentino (1968-1974), -Centro antimperialista milanese (1965-1972), -Centro antimperialista romano (1966-1974), -Centro antimperialista torinese (1967-1971), -Centro antimperialista Che Guevara (1968-1974), -Comitato studenti-operai e intellettuali rivoluzionari per il boicottaggio della Biennale di Venezia (1968), -Stella rossa (1969-1978), -Università Negativa (1967), -Movimento studentesco (1968-1984), -Fronte giovanile P.C.d’I-m/l (1967-1971), -Gruppi nazi-maoisti (1969-1970), -Gruppo anarchico gli Uccelli (1969-1977), -Gruppi comunisti rivoluzionari IV Internazionale (1969-1982), -Istituto Rodolfo Morandi (1956-1968), -Movimento Quaderni Rossi (1968-1970), -Movimento Lotta Continua (1968-1985), -Lotta di popolo (1969-1983), -Avanguardia Operaia (1969-1978), -Ordine Nuovo (1969), U.C.I-m/l (1969-1975), F.U.C.I. (1967-1985)).
Informazioni sui docenti universitari si possono trarre dal fondo d’archivio del Ministero della Pubblica Istruzione, fondo Direzione Generale per l’Istruzione Superiore, serie Ufficio speciale I-II-III (1950/1967), attraverso lo spoglio di 10 Unità Archivistiche selezionate (fascicoli intestati: -Proposte di legge, -Varie (scioperi, rappresentanze, organizzazioni) 1952/1965). Oppure, nello stesso fondo, serie archivistica Divisione I, si può accedere a ben 506 Unità Archivistiche (fascicoli intestati: Concorsi a cattedre nelle Università (1924-1954).) utili per ricostruire i profili sociali, professionali e culturali dei professori universitari.
Sempre dall’archivio del Ministero della Pubblica Istruzione, ancora con lo scopo di delineare i tratti della figura del docente, è possibile effettuare uno spoglio dal fondo Direzione Generale per l’Istruzione Universitaria, serie Fascicoli personali Professori Ordinari (1940-1970), consistente in 492 Unità Archivistiche (fascicoli per nominativo).
Notizie sui diversi aspetti economici ed amministrativi legati al funzionamento delle Università sono reperibili nello stesso fondo, serie Ufficio speciale III, sottoserie Accordi culturali (1955/1970), in 23 Unità Archivistiche selezionate (fascicoli intestati: -Opere universitarie. Affari generali e bilanci (1954/1969), -Università. Bilanci (1955/1969) (fascicoli per provincia), -U.n.u.r.i.-O.R.U. (1951/1963).). Un altro approfondimento è possibile nello stesso fondo, sottoserie Congressi, Bilanci, Opere universitarie (1968/1972), (fascicolo intestato: Interrogazioni ed interpellanze (1969/1972).).
Per concludere un primo approccio ai fondi del Ministero della Pubblica Istruzione, è previsto il reperimento di spunti e notizie sulla situazione nelle scuole superiori nel corso del Sessantotto: dal fondo della Direzione Generale per l’Istruzione classica, scientifica e magistrale, serie Ufficio coordinamento normativo e programmazione (1962/1970), si accede ad un totale di 131 Unità Archivistiche (fascicoli intestati: -Relazioni finali dei presidi a.a. 1962-’63/1969-’70 (fascicoli per provincia e per anno accademico).) Altre informazioni utili nella sottoserie Divisione II (1963-1976) dello stesso, attraverso lo spoglio di 4 Unità Archivistiche selezionate (fascicoli intestati: -Agitazioni studentesche (fascicoli per provincia).).
Altre fonti d’archivio saranno individuate nei principali Archivi di Stato e nell’Archivio delle associazioni e rappresentanze studentesche universitarie, attualmente conservato nei locali dell’Università LUISS di Roma.
La ricerca non si nutrirà esclusivamente dei fondi menzionati, depositati e raccolti dai diversi uffici pubblici. Oltre ai documenti studenteschi allegati ai “mattinali” delle diverse Questure italiane, reperirò fonti relative ai movimenti di agitazione universitaria nei fondi personali che alcuni degli ex militanti hanno depositato, negli anni, in alcuni importanti centri di studio e ricerca storica. Poli di attrazione per questo genere di lasciti archivistici sono attualmente il fondo “Memoria di carta” conservato presso l’Archivio di Stato di Roma, i fondi personali raccolti a Torino dal Centro Studi Piero Gobetti e presso la Fondazione Vera Nocentini, quelli conservati a Milano presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e a Bologna dall’Archivio Storico “Marco Pezzi”. Questo per nominare almeno i centri di maggiore interesse, dando per certa la necessità di ulteriori esplorazioni in questo senso.
Infine la ricerca si avvarrà di uno spoglio scrupoloso dei principali quotidiani di quel periodo («Il Corriere della Sera», «Il Messaggero», «L’Unità», «La Stampa», «Paese Sera», «Il Tempo» e almeno un altro da definire) e di alcuni periodici («Rinascita», «L’Espresso», «ABC» e «Quaderni Piacentini»). Naturalmente l’utilizzo di questo tipo di fonti a stampa ha varie giustificazioni. Per esempio è possibile servirsi dei giornali per eventuali riscontri incrociati, in grado di confermare o meno notizie provenienti da altre fonti.
Lo studio di due riviste di settore attive quell’anno, «Polizia Moderna» e «Rivista di Polizia», potrà infine aggiungere ulteriori elementi alla ricostruzione del punto di vista dei tutori dell’ordine.
Altre fonti verranno individuate in corso d’opera.
Tutte quelle in grado di integrare le note rappresentazioni del Sessantotto, fornite allora dagli studenti protagonisti delle agitazioni, con le diverse interpretazioni e letture fornite dai loro diretti interlocutori: quindi docenti e tutori dell’ordine, in primo luogo, ma anche giornalisti, politici e intellettuali. Nella speranza che la compresenza di tali letture, forse anche antitetiche, possa gettare luce su alcuni dei nodi storiografici non risolti, e permettere una ricostruzione completa e innovativa di quel movimento di contestazione.
E contribuire quindi a smontare quelle interpretazioni che puntano, tra celebrazioni e oblio, a inquadrare il Sessantotto come fosse un’icona storica immutabile, incapace di essere rappresentata diversamente, impossibile da descrivere al di fuori dei connotati e delle definizioni espresse nell’immediato dai contemporanei.
Come se, a distanza di ben quarant’anni, il Sessantotto debba rimanere, necessariamente ed esclusivamente, oggetto di polemica e contrasto, o, peggio, di mitizzazioni più o meno deformanti. E non raggiungere ancora la dimensione, necessariamente riflessiva e distaccata, dell’indagine storica vera e propria.
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